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BIKE ROOM

Cos'è?

All'interno del nostro albergo, potrai usufruire di una stanza dedicata dove poter parcheggiare la tua bicicletta.
Il territorio circostante la nostra location è ricco di paesaggi e strade tra cui la via Francigenza.. luoghi ideali per delle uscite dedicate.
Motivo per cui il nostro albergo si è attrezzato e propone tre tipologie di percorsi:
- Percorso blu
- Percorso verde
- Percorso rosso


IN MOUNTAIN BIKE SUL MONTE FOGLIANO
Il monte fogliano in mountain bike è il principale attore di questa limpida e calda giornata di luglio. Di origine vulcanica fa parte della riserva naturale regionale del lago di Vico e sfiora quota mille metri. È un sito di importanza comunitaria coi suoi boschi di cerro, faggio e castagno. Due sono invece i siti storici che andremo a toccare. Alle sue falde corre inoltre la via Francigena.
Come di consueto parto da Vetralla, dall’Albergo Da Benedetta assieme alla gradita guida Stefano Sanapo e a due ragazzini, allievi della sua scuola di mountain bike, assai sprint.
In principio ripercorriamo il tracciato che ho fatto in mattinata con Betty ovvero attraversiamo località Giardino sino ad innestarci sulla Via Francigena in prossimità della fontana ma una volta giunti al campo di Guzzoloni (è giusto il nome???) svoltiamo a sinistra e lentamente risaliamo il bosco. Ripercorriamo ancora un tratto della verde dunque giriamo a destra per segnare l’ennesimo sentiero a volte scavato dalle solite canalette. Primo strappo breve ma intenso quindi prima meritata sosta presso il fontanile di Sant’Angelo per scorta acqua. Interessante puntualizzazione: le acque che sgorgano dalle fontane sono molto fresche e dal sapore decisamente minerale. Pochi metri e siamo al convento Sant’Angelo, fondato in epoca longobarda, purtroppo chiuso. Stefano mi informa che nel parco antistante il convento ogni anno l’otto maggio viene officiata la cerimonia dello sposalizio dell’albero, una festa in ricordo del diritto di possesso del monte da parte di Vetralla su Viterbo sancito addirittura da papa Eugenio IV. In sostanza i vetrallesi devono prendersi cura del bosco e quindi dell’ambiente, altrimenti il tutto passerebbe ai viterbesi.
Alcuni facili pedalate su asfalto dunque altra sterzata a destra su di un acciottolato romano prima e sentiero poi che taglia in verticale il bosco, un incantevole foresta di faggi. Adoro tale tipo di boscaglia in quanto presenta una notevole componente spirituale. Non è perciò un caso la presenza del romitorio di San Girolamo, risalente al XVI secolo, scavato in un enorme sasso vulcanico ed immerso nel silenzio della maestosa faggeta. La salita, ostica, non è terminata ed io fra le radici sono in affanno (non ho dissipato la fatica accumulata nei giorni scorsi). Vado di agilità e tengo duro fino al conclamato punto panoramico di Eccedella, un luogo dove la vegetazione si apre e consente la vista sulla piana sino al mare.
Un ultimo memorabile segmento di sentiero (e non scherzo) per arrivare alla strada bianca che porterebbe alle antenne sulla cima del monte ma noi invece scendiamo in picchiata sino ad incrociare la strada asfaltata che attraversiamo. Dopo un primo sentiero piuttosto tecnico attacchiamo la via di mezzo ovvero il tagliafuoco che appunto taglia tutto il versante del monte con vista sul lago di Vico e Monte Venere. La via è un apprezzabile sali scendi tutto pedalabile. Anche la discesa al lago non presenta difficoltà, nonostante ciò foro ma nessuna paura, rapidamente riparo il danno e raggiungo i miei compagni alla località Canale. Ivi ci sta l’ultimo fontanile. Il più è fatto.
Ritorniamo su strada asfaltata e costeggiamo il lago per svariati chilometri ma solo nel momento in cui ci approcciamo alla riva mi rendo conto della sua estensione e della sua placida bellezza. Ci sono diversi bagnati ma non mi urtano, ed una ragazzo che pagaia con la sua barchetta.
Mangiamo e ci divertiamo esibendoci per fini fotografici pure con pose “plastiche”.
L’ultima salita di giornata si chiama della Polveriera in quanto ci stava una polveriera militare. Non è difficile ma la sento. Ultima piega a destra per continuare a salire inizialmente su strada romana e poi su suolo polveroso fino al triplice bivio. Noi prendiamo a sinistro per scendere lungo la via detta il Bottino. Qui il detto “ti faccio mangiare la mia polvere” è più che mai veritiero. Al nostro passaggio si alzano spesse nuvole color terra che offuscano vista e vie respiratorie. La soluzione è fermarsi a contemplare il panorama e scendere in solitaria.

Tornati nel mondo reale pedaliamo lungo la Via Cassia, attraversiamo località Botte e Cura, ove salutiamo l’indispensabile guida Stefano, per arrivare stanchi, sporchi e felici nel centro di Vetralla. Sono molto soddisfatto, non solo per l’ottima compagnia, ma anche perché ho avuto la comprova della bontà di questo territorio, dove la bici deve essere promossa come mezzo di scoperta, nel rispetto e nella tutela della sua natura e della sua storia ultramillenaria. Il Monte Fogliano in mountain bike, come la via Francigena ed il lago di vico, sono una vitale e fondamentale risorsa per Vetralla e non solo


VETRALLA IN BICI LUNGO LA VIA FRANCIGENA
Questi due circuiti con partenza da Vetralla, cittadina di modeste dimensioni, sulla via Cassia, a 70 km circa da Roma, possiede un valore aggiunto, che può diventare (per qualcuno lo è già) un apprezzabile volano economico che si basa sull’esplorazione gentile del territorio. Questa risorsa si chiama via Francigena, una via di fede, spiritualità, silenzio e ricerca interiore.
L'antica via nel medioevo univa Canterbury a Roma. Dal secolo scorso è stata riscoperta da coloro che si mettono in cammino, a piedi o in bici. Un vero viaggio nel cuore dell’Europa, nella natura e nella storia. Il primo circuito che propongo, tutto nel bosco alle pendici del Montefogliano, è il cosiddetto percorso verde. La mia compagna betty mi ha seguito con una city e – bike fornita dall’Albergo Da Benedetta.
Il percorso verde, chiamato anche Troscioni, è il più semplice, sia come lunghezza, circa 10 chilometri, e come fondo, di un lotto che comprende tre tracciati: il verde appunto, l’azzurro o San Girolamo di difficoltà media e lungo circa 20 chilometri, ed infine il rosso o Passo del Nespolo, indicato come difficile, di circa 30 chilometri. Questi percorsi hanno in comune la partenza, presso la fontanella lungo la Via Francigena, inoltre a volte si sovrappongono ed intersecano. La cartellonistica è semplice e chiara.
Il verde è davvero alla portata di tutti. Da Vetralla ci spostiamo in località Giardino quindi eccoci alla fantomatica fontanella. Da qui seguiamo proprio la Francigena al limite del bosco poi ci entriamo del tutto. Le strade ed i sentieri sono polverosi, con pendenze modeste.
Il secondo circuito lo eseguo in solitaria in quanto più lungo ed impegnativo.
Parto dal ristorante da Benedetta e salgo nel centro storico di Vetralla.
Noto con piacere i fasti di un tempo; ne sono testimoni per esempio le tante fontane. Vetralla fu addirittura sede papale ed è nota pure perché da qui papa Eugenio III nel 1145 proclamò la seconda crociata. Una chiesa in particolare attira la mia attenzione, san Francesco, di stile romanico, ricostruita nel XII secolo, magnificamente affrescata al suo interno e con una cripta a tre absidi del VIII secolo. Sfortunatamente la città da tempo vive un certo stallo, infatti pochissimi sono i negozi lungo la via principale. Aggiro il centro concependone l’arroccamento ed il suo stato di salute..
Mi dirigo in località Mazzocchio passando da asfalto a sterrato ad asfalto ed affrontando una salitella breve ma erta. Svolto a destra e mi insinuo nella macchia mediterranea, stando attento ai numerosi rovi ed alle piante spinose. La strada rovinata da qualche canale risulta comunque sempre praticabile. È un bosco caldo ed odoroso, con le cicale che rumoreggiano come solo loro sanno fare. Terminata la selva corro lungo un breve tratto di asfalto quindi svolto a sinistra per scendere e guadare con facilità un ruscello. La salitella che ne segue è un attimo gravosa e sconnessa ma deliziata dalla sorprendente e massiccia presenza di farfalle.
Ritorno alla luce circondato dai campi coltivati e lo sterrato è bello veloce quanto polveroso. Presso un’azienda agricola giro a destra attaccando il boschetto.
Il territorio di Vetralla era già abitato in epoca etrusca allora di lì a poco giungo alla zona archeologica (come si chiama??? Descrizione…). Dopo un attenta perlustrazione mi rendo conto che l’unica possibilità per proseguire consiste nel scendere dalla bici e spingerla in salita nell’imbuto fra le rocce. È un passaggio breve quanto obbligato.
Avanzo sulla strada bianca e poi a sinistra sull’asfalto fino al vincolante attraversamento dell’Aurelia, altra arteria viaria fondamentale. Presto la giusta attenzione seguendo poi una dritta strada sempre fra campi coltivati e prati appena tagliati. A volte incrocio addirittura dei trattori; questo per dire che sinora non ho incontrato nessuno, fatta accezione ovviamente per gli abitanti di Vetralla. Gli eucalipti ai miei lati sono il preambolo del salto spazio temporale che vado a vivere. Dall’era attuale scendo di livello in una sorta di jungla selvaggia, primitiva, attraversata da un rio. Sento rumori di animali ed improvvisamente alla mia destra compare la necropoli di Norchia, avvinghiata dalla vegetazione, con le sue tombe databili al IV secolo a.c. Mi chiedo: sono in Italia? O piuttosto in una foresta tropicale alla ricerca di civiltà scomparse e tesori, sulla scia di Indiana Jones? Nonostante l’emozionante aspetto cinematografico siamo in Italia ed è un po’ triste constatare lo stato di abbandono cui versa questo sito rupestre, che annovera il maggior numero di tipi tombali, come quella a forma di dado, in ogni modo tutto può essere recuperato e migliorato. La risalita al piano coltivato è un po’ complicata dato che la strada è parecchio rovinata causa profondi canaloni e sassi sconnessi. Anche qui sono costretto a spingere la bici per alcuni metri.
Il finale di questo giro è una lunga cavalcata su strade secondarie, praticamente piane, sino a Vetralla, la quale si staglia in bella vista all’orizzonte. La via risulta suggestiva in quanto consente un colpo d’occhio d’insieme sul territorio; a distanza riesco pure a vedere Viterbo. La vecchia strada è cinta da alberi che mi scortano per chilometri e mi proteggono dal sole che sta calando: un bel sollievo!
Un itinerario certo più faticoso del percorso verde ma escludendo i due passaggi a spinta appare godibile e piacevolmente vario nel suo svolgimento.


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